Shenmue I: take it easy

Non sono mai stato un videogiocatore competitivo. I giochi online sono molto simili tra loro. Giocare a call of duty nel 2021 vuol dire entrare in una lobby di gamers di undici anni in preda a sbalzi ormonali che urlano tra di loro: in sottofondo, puoi sentire i loro genitori lamentarsi cercando di capire cosa abbiano fatto di male nella vita precedente. La schermata di caricamento è infinita. La fissazione con i battle royale è insensata. Ne ho provato uno (meglio non menzionarlo): ho corso in una mappa deserta senza incontrare nessuno e dopo venti minuti un cecchino mi ha centrato in pieno. I battle royale sono più solitari (e frustranti) di Shadow of the Colossus.

Preferisco di gran lunga un gioco orientato sulla componente narrativa con il gameplay ridotto al minimo e senza persone. Perché dovrei giocare online? Uno dei motivi per cui sono un giocatore è proprio per prendermi una pausa dalla realtà ed entrare nell’universo narrativo di una persona che odia la realtà quanto me.

Facendo una breve ricerca mi sono imbattuto in Shenmue. La trama prometteva bene: il giovane artista marziale Ryo Hazuki osserva impotente mentre il padre muore per mano di un misterioso uomo cinese in uno scontro corpo a corpo. Ryo medita vendetta ma prima deve scoprire chi è l’uomo che ha ucciso suo padre. Ryo comincia ad investigare e a chiedere a ogni abitante della cittadina di Yokosuka che gli capiti a tiro dettagli sulla strana comparsa dell’uomo cinese.

Qui comincia l’avventura di Shenmue. Il gioco è lento.

Estremamente lento.

La città è realistica.

Estremamente realistica.

Si può bussare a una porta di un’abitazione per chiedere informazioni ma non è detto che chiunque vi sia dentro vi aprirà la porta. Ogni abitante segue la proprio routine. I negozi della città aprono e chiudono a una determinata ora. Se un personaggio vi dovesse dare un’appuntamento per l’indomani voi dovrete aspettare ventiquattr’ore (che credo siano trenta minuti nel gioco).

Ogni giorno Ryo si sveglia alle otto del mattino e può stare in giro in città fino a mezzanotte. Se, tuttavia, dovreste rincasare molto tardi la governante vi dirà di essere più cauti e tentare di tornare a casa prima per non farla stare in pensiero. Ogni abitante ha la propria personalità e linee di dialogo pressoché infinite da utilizzare con Ryo.

Guardate come si preoccupa per Ryo. Quando Ine-san mi ha pregato di tornare a casa presto ci sono rimasto parecchio male. Shenmue ti da la possibilità di deludere genitori che non hai mai avuto.

Ci sono sale giochi, parchi, dialoghi opzionali, quest secondarie che arricchiscono l’esperienza di Shenmue. Se il giocatore sarà abbastanza paziente, Shenmue potrà rivelarsi un’esperienza calda, confortevole e simile a una seconda vita. È incredibile pensare che questo gioco sia stato pubblicato nel 2000. Shenmue ha creato il genere FREE (Full Reactive Eyes Movement) basato sulla massiva interazione del giocatore sull’ambiente circostante e con i personaggi del mondo che lo compone. Senza Shenmue, probabilmente, non ci sarebbero stati giochi come Heavy Rain, Detroit becoming human o Resident Evil 4. La trama di vendetta del giovane Ryo passa quasi in secondo piano. Shenmue è una completa immersione in un mondo video-ludico ai limiti del realismo. Per farvi capire: sono state registrate le reali condizioni atmosferiche durante il 1986/1987 (periodo in cui la storia del gioco si svolge) e sono state inserite nel gioco, dando al giocatore la possibilità di scegliere il tempo atmosferico reale di quel tempo nei pressi di Yokosuka.

I combattimenti, per quanto siano rari, sono ben fatti e responsivi con una buona dose di quick time events (un tasto appare improvvisamente sullo schermo e il giocatore deve premerlo in fretta per permettere a Ryo di reagire). Shenmue è un’esperienza meravigliosa. A volte mi dimenticavo di giocare a un videogioco e camminavo senza fretta tra le strade di Yokosuka, ammirando le vetrine dei negozi e intrattenendomi con i passanti. Shenmue è un’esperienza intima e un gioco d’altri tempi che merita di essere provato.