One punch man e la teoria delle diecimila ore

Il mio legame con quest’opera non è mai stato così forte come adesso. Le palestre sono chiuse e tutto ciò che mi resta è l’allenamento a corpo libero. Ciò che mi serve è una scheda che faccia lavorare ogni muscolo del corpo. Avrei potuto cercare informazioni su internet OPPURE fare il weeabo e prendere ispirazione dagli anime. Inutile dire che ho scelto l’opzione che tutti avrebbero scelto.

100 piegamenti! 100 crunches! 100 squats e 10 chilometri di corsa! Ma sei impazzito, Saitama? Vuoi che io perda ogni grammo di massa muscolare che ho? E il tuo piano nutrizionale? E gli esercizi per la schiena? E le spalle? Non credo neanche per un secondo che tu riesca a uccidere ogni nemico con un singolo pugno dopo un allenamento così leggero. Tuttavia, non ho molte opzioni al momento e lavorare sul cardio potrebbe essere un’ottima scelta per adesso. Ormai è da due settimane che seguo l’allenamento di Saitama con qualche piccola differenza: 100 sollevamenti alla sbarra e corsa ogni 3 giorni, consumando circa 2200 calorie al giorno. Sarà un buon piano? Non lo so. Non so niente di queste cose. Do per scontato che questo sia meglio che non fare niente. In più, il buon Mike Tyson non aveva il sollevamento pesi nella sua scheda ma faceva solo allenamento a corpo libero. Come Saitama? Quasi: 2000 crunches, 500 push ups, 500 dips e 500 shrugs al giorno. Beh… si vede che anche lui come Saitama voleva scoprire cosa volesse dire essere forti e uccidere una persona con un pugno.

Tuttavia, non è questo il punto. One Punch Man, come si può evincere dal titolo, parla di un uomo, un eroe, che riesce a vincere ogni battaglia con un singolo pugno. Nessun conflitto. Nessun dramma. Ogni volta che compare il prossimo dominatore dell’universo, il buon Saitama compare e gli sferra un pugno. Fine della minaccia. La premessa era estremamente intrigante. Uno dei motivi principali per cui l’ho guardato era per capire come la storia sarebbe proseguita. Voglio dire… negli anime c’è sempre un tizio che si allena duramente per sconfiggere un nemico molto forte. Vince e un altro nemico compare (guarda caso un nemico che è leggermente più forte di quello precedente)… e cosi via. Non mi credete? Guardate la struttura di Dragonball Z:

-I sayan fortissimi arrivano. I guerrieri Z si allenano e i sayan vengono sconfitti!

-Freezer, l’imperatore dell’universo, è la minaccia più terribile che sia mai apparsa. Goku si allena e lo sconfigge.

-Cell è forte. Goku si allena. Gohan lo sconfigge (qualcosa cambia).

-Majin Bu è forte. Tutti si allenano. Goku lo sconfigge.

One Punch Man salta tutto questo dramma per focalizzarsi su altro. Saitama è troppo forte. Si annoia. Ma non è stato sempre così. Non è sempre stato un eroe. Una volta era un impiegato. Dopo essere stato licenziato si rende conto che da bambino non voleva essere un impiegato ma un eroe indistruttibile (il mondo di One Punch Man è sempre sotto attacco di un mostro improbabile).

Tipo questo. Un tizio che è diventato metà granchio perché ne ha mangiati troppi.

Saitama decide allora di dedicarsi anima e corpo nel realizzare il suo sogno e diventare un eroe ‘per divertimento’. Si allena ogni giorno al solo scopo di scoprire il vero significato della parola ‘forza’. Nonostante le persone intorno a lui non vedano di buon occhio i suoi allenamenti, lui riesce a perseverare e grazie alla sua forza di volontà riesce finalmente a ottenere la forza che tanto desidera. Nel post precedente, avevo parlato di meta-racconto: nonostante One Punch Man non possa essere definito come meta-racconto, è interessante notare come la vita del creatore della serie abbia numerosi punti in comune con il personaggio Saitama.

Il creatore della serie (ONE… no serio, si chiama così) pubblicò i primi disegni del web manga sul suo blog e non ottennero molto successo. Alcune persone gli consigliarono di lasciar perdere. Tuttavia, il disegnatore Yusuke Muruta fu impressionato dallo humor della storia e decise di entrare in partnership con One: Murata avrebbe disegnato e One avrebbe creato la storia.

A destra: il disegno originario di One. A sinistra: una squallida imitazione.

Il punto, secondo me, è che One si sente vicino al suo personaggio: entrambi hanno delle capacità in quello che fanno; entrambi sono anche sottovalutati dal loro pubblico. Nell’avanzare della storia, Saitama prenderà sul personale il fatto che non è conosciuto. Nonostante faccia l’eroe da quasi tre anni (e sia il più forte) nessuno riconosce il suo valore. Saitama dice più e più volte di fare l’eroe per divertimento e che non ha bisogno di approvazioni… Tuttavia, non è quello che diciamo tutti? Anche io dico di scrivere per divertimento (altrimenti non lo farei) ma essere riconosciuto per ciò che si fa è sempre una grande fonte di soddisfazione. Stessa cosa per tutte le altre passioni. Saitama è già forte: non è questo il dramma del suo personaggio (qualcosa che io non posso dire per me stesso) ma vuole essere riconosciuto come eroe esattamente come One voleva essere riconosciuto come artista. Entrambi sono riusciti nel loro intento, infondendo speranza a persone come me. Il punto di entrambi è che con la giusta determinazione e duro allenamento ognuno può raggiungere quello che vuole.

Questo ci porta alla teoria delle diecimila ore: lo psicologo Anders Ericsson illustrò la teoria secondo la quale ognuno può raggiungere il successo sfruttando diecimila ore di lavoro in un singolo campo. Ad esempio anche una persona negata per la cucina come me, secondo la teoria, potrebbe diventare il prossimo Gordon Ramsey. Recentemente questa teoria è stata in parte smentita. L’idea è che la parte della perseveranza e della quantità di tempo non è sbagliata, ma la qualità è un altro fattore da non sottovalutare. Se io mi allenassi a tirare un gancio per dieci ore e lo facessi in modo sbagliato per tutte e dieci le ore, non avrei imparato nulla se non la tecnica sbagliata. Work smarter don’t work harder, come dice… Vegeta? Non lo so. Comunque mi pare che questo sia un consiglio prezioso.

E del talento, allora? Cosa si dice del talento? Può il duro lavoro battere il talento? Può Rock Lee battere Gaara? Può Midorya essere il nuovo All Might? O questo è solo un leitmotiv degli anime? Non lo so, altrimenti avrei risolto un dilemma che perseguita la comunità scientifica da anni.

Mi sento di citare un aneddoto letto in The seven habits of highly effective people; un libro di crescita personale che consiglio caldamente.

In questa scuola ci sono due classi di bambini: una è considerata la migliore, l’altra è considerata la peggiore. La scuola decide di investire più tempo sulla classe migliore. Però (come spesso accade negli aneddoti) accade qualcosa: c’è un piccolo errore tecnico e il maestro che avrebbe dovuto insegnare nella classe migliore va in quella inferiore e viceversa. Gli alunni vengono trattati in maniera del tutto diversa in entrambi i casi: i bambini della classe peggiore (considerati per sbaglio quelli della classe migliore) ricevono tutti gli elogi e le cure possibili mentre i bambini della classe superiore (considerati per sbaglio quelli della classe peggiore) vengono trascurati e criticati.

Una volta che si sono resi conto dell’errore, i bambini della classe inferiore avevano registrato i voti più alti e quelli della classe superiore quelli più bassi.

Ciò può voler dire molto come le circostanze possano aiutare un talento a svilupparsi come a distruggersi. Il modo migliore per raggiungere un obiettivo sarebbe quello di creare una mentalità forte e non arrendersi. Nonostante sembri una frase fatta, non arrendersi di fronte alle difficoltà può essere un’esperienza positiva per il proprio cervello: anche se non dovessimo raggiungere il successo, potremmo essere sempre in pace con noi stessi per aver dato del nostro meglio. Può non sembrarlo ma mollare è molto più doloroso che proseguire con fatica in una visione a lungo termine. Avete mai pensato se Stephen King, Bukowski, Alì o altri avessero rinunciato lungo la via per il successo? (E tutti loro avevano un buon motivo per farlo).

Mah… sembra che io stia parlando sempre delle stesse cose in circolo. Il punto è che grazie a Saitama mi sento anche io un eroe.

Prima stagione dell’anime consigliata. Mi manca la seconda stagione, ma a giudicare dalle recensioni non è proprio il massimo. Probabile che mi recupererò il manga.

My Hero Academia: cosa si è disposti a fare per realizzare il proprio sogno?

C’è chi sogna di dominare il mondo e chi dedica tutta la vita alla creazione di una spada. E se c’è un sogno a cui sacrificare tutti se stessi, c’è anche un sogno simile a una tempesta che spazza via migliaia di altri sogni. Non centra la classe, né lo status, e neppure l’età. Per quanto siano irrealizzabili, la gente ama i sogni. Il sogno ci dà forza e ci tormenta, ci fa vivere e ci uccide. E anche se ci abbandona, le sue ceneri rimangono sempre in fondo al cuore… fino alla morte. Se si nasce uomini, si dovrebbe desiderare una simile vita. Una vita da martiri spesa in nome di un dio chiamato sogno

Griffith

Devo essere sincero. Questo post è perlopiù ispirato dalla visione di My Hero Academia. Non parlerò qui della mia opinione sulla serie (bella… ma un filino sopravvalutata). Non cercherò di fare un parallelismo con Berserk: sarebbe più inutile di Sakura. Tuttavia, osservando Midoriya (Deku) dedicarsi ogni singolo giorno alla realizzazione del suo sogno, mi ha portato a riflettere per l’ennesima volta su cosa realmente significhi vivere per un sogno. Ora, non fraintendetemi: il tema della perseveranza, del duro lavoro, dei sogni, della redenzione e della crescita personale sono comuni all’ottanta percento dei manga. Risulterebbe impossibile non leggere anche solo un’opera all’apparenza superficiale come Dragon Ball senza percepire un desiderio continuo di “spingersi oltre il proprio limite“. Ma è proprio per la mia passione per i manga che il tema del sogno è talmente radicato in me da essere parte della mia filosofia.

Incominciamo con My Hero Academia: in un futuro vicino, la maggior parte della popolazione nasce con un “quirk” che gli permette di compiere azioni straordinarie. Tutti sognano di essere supereroi e, adesso, questo sogno può finalmente diventare realtà. Non ci è dato sapere perché ci sia stata questa improvvisa “esplosione” di supereroi, tuttavia è così. In questo mondo, un bambino vuole disperatamente essere come All-Might, il supereroe simbolo della giustizia… ma (c’è sempre un ma, non è vero?) il ragazzo in questione fa parte del venti percento della popolazione che è nata senza quirk. Senza poteri, allontanato dai suoi coetanei, vittima di bullismo, ossessionato da un qualcosa che è decisamente fuori dalla sua portata.

Midoriya, soprannominato “Deku” (inutile)

Tutto questo fino a quando non incontra finalmente il suo eroe, All Might, che riconosce il valore di Midoriya e gli “trasmette” il potere “One for All”… tuttavia, questo potere è ben differente dal morso del ragno di Peter Parker o il bagno nei rifiuti radioattivi di Bruce Banner: infatti, il giovane Midoriya, dovrà sostenere un duro programma di allenamento che metterà a dura prova la sua mente e il suo corpo, rendendolo così degno di ereditare il One For All.

Come dice All Might stesso: “C’è una grande differenza tra chi nasce con un’abilità e chi si fa il culo per ottenerla…” (più o meno il senso è quello). Ed è così che nasce la storia di Midoriya e di come abbia completamente cambiato se stesso per arrivare più vicino al proprio sogno. Ho letto molte critiche riguardo questo aspetto. A quanto pare, My Hero Academia, è percepita da alcuni come una favola irrealistica che dipinge una realtà che potrebbe mai accadere. Non tutti coloro che seguono i propri sogni, infatti, li realizzerebbero al contrario di quanto questo anime insegni.

Midoriya (quello che fa fatica a sollevare 30 chili di panca piana) si spacca di brutto cercando di diventare come il suo eroe, All Might (a destra)

Non è questo il punto di My Hero Academia (neanche quello di Naruto, Dragon Ball, Baki…). Il punto è che tutti i sogni sono alla portata di chiunque. Tuttavia, pochi sono disposti a sputare sangue per ottenerli. Pochi sono disposti a impazzire e ad abbandonare la propria sanità mentale per raggiungere quel punto di non ritorno in cui la maggior parte delle persone semplicemente abbandona. Questo è qualcosa che vedo ogni giorno.

In palestra, quando le persone cercano di attenersi a quella ridicola lista di buoni propositi che hanno creato due ore prima la mezzanotte del capodanno e comprano una di quelle “membership” bimensili foderate in plastica scintillanti destinate a prendere polvere nei portafogli. Negli studi, quando si preferisce Netflix ai libri per poi rischiare di perdere l’anno. E così via. Il punto, quindi, è che i sogni sono sì alla portata di tutti ma sono talmente poche le persone che sono disposte ad annullarsi per seguire il proprio sogno che è praticamente dire lo stesso di: “Non tutti possono fare tutto”. Ovviamente, chiunque può avere i propri momenti di debolezza.

Sempre per citare All Might: “Un vero eroe non è quello senza debolezza. Un vero eroe è colui che agisce e prende una posizione combattendo le proprie debolezze.” (Più o meno. Leggo in inglese perciò le mie traduzioni non sono fedeli al cento per cento.)

Deku e All Might: anche loro sono degli ottimi esempi di Strugglers.

Torniamo all’inizio del post. Ho scelto una frase emblematica di uno dei personaggi più odiati del mondo della narrazione. Griffith: il motivo per cui Guts ha incominciato il suo viaggio.

SPOILERS PESANTI SU BERSERK:

Colui che ha sacrificato l’intera Squadra dei Falchi per la realizzazione del suo sogno. Il super-uomo descritto da Nietzsche: libero da ogni morale, libero da ogni stupida legge terrestre degli uomini. Il suo sogno sembra davvero così grande da spazzare via ogni cosa che incontra. Sembra la personificazione androgina del protagonista di Delitto e Castigo. Dato che questo voleva essere un post-lampo (come una piccola Blitzkrieg), non mi soffermerò sull’analisi di questo personaggio tanto complesso quanto frainteso. Per tutti coloro familiari con l’opera di Berserk, vi chiedo di essere sinceri con voi stessi: non avreste fatto le stesse azioni di Griffith ai tempi dell’Eclissi? (Caska a parte) Stiamo parlando di un individuo completamente distrutto (mentalmente per la perdita di Guts, fisicamente per un anno ininterrotto di tortura). Il sogno per cui viveva è evaporato come neve sotto il sole. Stiamo parlando di una persona che ha persino contemplato il suicidio pur di non essere un peso per la Squadra dei Falchi. Fino a quando il behelit appare di nuovo dandogli nuova speranza.

Se non avesse sacrificato i suoi amici, la morte di tutti coloro uccisi nei campi di battaglia sotto il vessillo del sogno di Griffith non avrebbero avuto alcun senso. Anche lui ha dovuto scalare la gerarchia sociale per arrivare dove era arrivato. Anche lui, come Deku, ha sputato sangue (letteralmente) per arrivare dov’era. Un sogno che era diventato realtà per poi perderlo… per poi acquisirlo nuovamente. Ad essere sincero, dubito avrei avuto il coraggio di Griffith di sacrificare i miei amici, ma non me la sento di condannarlo. La sua scelta può di sicuro essere discutibile, ma ha senso e posso comprenderla molto bene.

Detto questo, dal nome del sito, penso si possa evincere con facilità chi sia il mio personaggio preferito nello yin e yang che prendono il nome di Griffith e Guts.

P.S: Questo signore, JaxBlade, gestisce un interessante canale di Youtube in cui approfondisce per filo e per segno ogni tipo di allenamento introdotto dalla maggior parte degli anime. In questo video, ad esempio, spiega come allenarsi come Deku. Ogni persona che si è sentita ispirata ad allenarsi guardando gli anime dovrebbe ringraziare JaxBlade.