Suzume: viaggio on the road in compagnia di una sedia alla ricerca di un gatto per chiudere una porta

Ho visto questo film un paio di volte nel corso della settimana. Il primo è stato subito dopo una sessione di sparring particolarmente brutale con più di 10 round. I pugni che ho preso nel corso di quella mezz’ora mi hanno aiutato ad immergermi completamente nello stile artistico, onirico e surreale dell’anime: firma inconfondibile del regista Makoto Shinkai. La seconda volta è stata in compagnia di una ragazza conosciuta su Tinder che era incuriosita dal film. Considerando che adoro vedere più di una volta i film al cinema, perlomeno quelli che mi sono piaciuti, ho accettato di buon grado la proposta.

Ma ecco le mie considerazioni: la direzione artistica, i disegni e l’animazione sono fuori da questo mondo: ogni frame del film è degno di essere incorniciato ed essere appeso lungo i corridoi di un museo. La colonna sonora è incredibile e il tema di Suzume risuona sin dentro la propria anima con un meraviglioso tu tu rurururururuuuuuu rururururu ruuruuuu…. (nonostante credo di aver espresso egregiamente il ritmo e il suono della canzone, metto il video qui sotto).

Ma veniamo alla trama: Suzume è una liceale come tante che vive in un paesino nella prefettura di Miyazaki (un nome che credo abbia avuto un certo peso in più di un senso). Suzume ha perso sua madre in giovane età ed è stata cresciuta dalla zia. Le cicatrici di quella perdita pesano ancora sul suo subconscio ma, in fondo, riesce a condurre una vita sana. Un giorno incontra per caso Sōta, un ragazzo alla ricerca di una misteriosa porta abbandonata la quale, in realtà, è il portale per un’altra dimensione. Suzume scopre suo malgrado questo mondo e il “verme”: una creatura fatta di fumo che solo lei e Sōta possono vedere. A quanto pare quando le porte vengono aperte, questi vermi giganteschi vengono prodotti per abbattersi sulla nostra dimensione e causare dei terremoti. Il compito di Sōta è quello di prevenire i terremoti e tenere a freno i vermi.

Tuttavia, qualcosa non va per il verso giusto: Sōta viene maledetto da un’entità che faceva da guardiano alla porta, un gattino, e la sua anima viene spostata all’interno di una sedia per bambini, la stessa sedia che la mamma di Suzume aveva creato per lei prima di sparire.

Inizia allora il viaggio di Suzume e di Sōta, ormai una sedia, in un Giappone nostalgico alla ricerca del gatto che ha maledetto quest’ultimo e per chiudere le porte che favoriscono il passaggio dei vermi e causano terremoti.

La trama segue i protagonisti in un lungo viaggio psicologico e surreale in cui Suzume dovrà confrontarsi con il trauma ancora irrisolto della morte della madre. Non ho potuto fare a meno di notare che il film possiede un tono quasi post-apocalittico: a quanto pare la maggiore fonte di ispirazione è stato il terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011, tragedia che ha scosso profondamente il Giappone.

Le porte che i protagonisti ricercano sono all’interno di aree sperdute che una volta erano piene di vita: scuole, luna-park, città che ormai rappresentano scheletri di una quotidianità che è stata persa per sempre. Shinkai ha cominciato a lavorare sulla pellicola nel 2020, poco prima dell’emergenza Covid. Non è stato difficile vedere qualche parallelismo anche su questa tragedia. I personaggi si muovono da soli in aree abbondonate ma, forse proprio per questo, che brillano di una luce propria. Sono costretti a pensare al loro passato esattamente come molti di noi hanno dovuto rielaborare alcuni fatti spiacevoli riportati alla luce dal periodo del distanziamento sociale. Un film che, a grandi linee, mi ha ricordato i romanzi di Murakami.

Un film meraviglioso in cui si sente tutta la maturità tecnica ed emotiva del maestro Shinkai e del suo team: forse il mio preferito subito dopo 5 centimetri al secondo.

Rispondi