Il principe nell’alta torre – Una riflessione su The Northman

Il cinema è diventato un santuario per me. Ci vado dalle cinque alle sette volte alla settimana e rigorosamente di sera intorno alle 21:00. C’è qualcosa di estremamente confortevole nello sprofondare nella poltrona del cinema, guardare 10 minuti di pubblicità ogni volta (tanto che a volte mimo con le labbra le parole dei vari spot) e perdersi nel mondo creato da qualcuno tanto insoddisfatto dalla realtà quanto me. Forse l’abbonamento da 20 euro che comprende un’entrata al cinema al giorno per un mese ha fatto di certo la sua parte. Alcune volte vado in sala anche quando non c’è nulla che mi interessi solo per non sprecare un giorno dell’abbonamento.

A volte, questa strategia, mi ha fatto scoprire dei bellissimi gioielli come Nostalgia di Mario Mortone, che probabilmente non avrei mai visto se avessi dovuto pagare un biglietto intero. Altre volte, me ne sono pentito amaramente come nel caso di Memoria: uno dei più grandi sprechi di cellulosa che esistano. È un po’ come giocare ad azzardo: a volte vinci e a volte perdi. E a volte fai jackpot, il colpo della vita. Questo è ciò che mi è capitato guardando The Northman per cinque volte in sala, alzando da solo l’indice di incasso totale in Italia del 50%.

The Northman: odio e ancora odio

La trama di The Northman è quanto di più semplice possa esistere. Nell’anno 895, il re Aurvandill Corvo di Guerra torna al suo regno dopo una sanguinosa battaglia che lo ha visto vincitore. Aurvandill si ricongiunge con il figlio Amleth e la regina Gudrún, sua moglie. Il re si rende conto di essere prossimo alla morte e decide di preparare Amleth al suo destino come futuro re. Un giorno, Fjölnir, fratello di Aurvandill, tende un’imboscata al re e a suo figlio: il suo obiettivo è la corona ed è disposto a uccidere persino suo fratello per prenderne possesso. Aurvandill muore per mano di Fjölnir ma Amleth riesce miracolosamente a fuggire. Dopo aver ucciso il fratello, Fjölnir si insedia nel regno prendendo con la forza la regina Gudrún come moglie.

Per sfuggire al trauma che lo ha perseguitato riesce a ripetere solo il mantra: “Ti vendicherò, padre. Ti salverò, madre. Ti ucciderò, Fjölnir.”

Gli anni passano. Amleth privato del suo regno si è unito a una banda di saccheggiatori e guerrieri Berserkr e passa il suo tempo a depredare villaggi e venderne gli schiavi ai principali mercati dell’Occidente e dell’Oriente. L’odio e la sete di vendetta per ciò che ha subito tormentano i suoi sogni fino a quando non gli si presenta l’occasione di tenere fede al giuramento.

La crociata di Amleth diventa così la crociata dello spettatore che diventa testimone di un mondo brutale e violente e che non può fare a meno di immedesimarsi con Amleth. Il concetto di vendetta (giustizia) è profondamente radicato nel cuore dell’essere umano. Chiunque, almeno una volta nella vita, ha sognato di potersi vendicare nei confronti di un torto subito (o presunto tale). Questo genere di storie è viscerale. Non a caso, The Northman è ispirato dalla stessa storia che ispirò Shakespeare nella scrittura di Amleto (non a caso, il protagonista si chiama Amleth). Il racconto in questione venne ispirato da Saxo Grammaticus, uno storico danese vissuto nel XIII secolo.

Ma le storie che ruotano intorno alla vendetta di un torto subito si possono ritrovare agli arbori della civilizzazione. In conclusione, la vendetta e la violenza fanno parte del nostro retaggio ancestrale. Ed è uno dei motivi per cui un film così brutale, semplice e primitivo riesce a far breccia nell’immaginario collettivo di (quasi) ogni persona che abbia avuto il piacere di vederlo nelle sale. Il finale, inteso come un meraviglioso lieto fine in cui l’eroe si guadagna il suo posto nel Valhalla, è una dei momenti più commoventi e catartici della storia del cinema e di tutti i media. Non si parla della ricerca del perdono, di cercare uno scopo nella vita dopo l’affronto subito o andare avanti.

Si parla di vendetta come giustificazione divina per mantenere il proprio onore. Un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario. Lontano dalla giustificazione morale di Old Boy, The Last of Us II o, per rimanere nel tema dei vichinghi, The Vinland Saga, The Northman è forse uno dei pochi film quest’anno che non ha avuto paura di piegarsi all’opinione del pubblico.

4 pensieri su “Il principe nell’alta torre – Una riflessione su The Northman

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